ALLA SCOPERTA DELLE SIRENE: tra scienza e mito

AVVERTENZE: Questo articolo potrebbe offendere la sensibilità di soggetti che desiderano fortemente credere nell’esistenza delle sirene. Continuate la lettura a vostro rischio e pericolo.

Nell’Odissea Ulisse incontra queste leggendarie creature con le fattezze di donna nella parte superiore del corpo e di uccello nella parte inferiore. Donne dal canto magnetico che attirano i navigatori di passaggio per divorarli. Ulisse è troppo curioso e si fa legare all’albero della nave dopo aver tappato le orecchie al resto dei suoi compagni di viaggio con della cera. Le ritroviamo negli scritti di Apollonio Rodio quando Orfeo per non cadere nel loro dolce maleficio intona con la lira una melodia più dolce del loro canto. In entrambi i racconti si narra che non avendo avuto successo le sirene si gettano dalla scogliera uccidendosi. Il corpo di una di loro, Partenope, darà vita alla città di Napoli.

Per molto tempo due tipologie di sirene esistono nei testi medievali e nelle raffigurazioni: una metà donna e metà uccello e l’altra metà donna e metà pesce.

Una teoria sul passaggio da uccello a pesce si ricollega ai testi omerici dove il gesto disperato di gettarsi in mare porta alla mutazione nella forma che ad oggi è la più conosciuta.

Nel diario di bordo del 1493 anche Cristoforo Colombo ne fa menzione e nel corso dei secoli altri esploratori ne riconoscono la presenza in tutti i mari. L’esistenza delle sirene nel tempo viene confermata dai “reperti” dei musei del 1800 dove, al prezzo di un biglietto, dopo la donna barbuta e l’uomo più piccolo al mondo, si poteva accedere alla vista della mummia della Sirena delle Fiji.

A questo punto della storia però la figura della sirena nell’immaginario collettivo sta cambiando: non è più la seduttrice che porta alla morte, ma con Hans Christian Andersen è divenuta la principessa innamorata fino al punto di rinunciare alle sue fattezze marine. La nuova immagine della Sirenetta si impone così fino ai nostri giorni passando attraverso la Disney e Splash –una sirena a Manhattan, fino alla serie H2O just add water su Netflix.

Nel frattempo però anche la scienza ha deciso letteralmente di andare a fondo alla questione “sirene”. Il primo però ad introdurre il discorso razionale sulle sirene dal punto di vista scientifico … è stato un filosofo: Immanuel Kant. Nella sua Physische Geographie, Kant manifesta in tutti i modi il desiderio di dare alla zoologia il compito di distinguere Tritoni e Sirene dall’essere umano, avvicinandoli così al mondo animale. Dalla fine del 1700 quindi le sirene iniziano il loro percorso che le porterà ad essere relegate nell’immaginario lasciando però il loro ricordo finale nel nome di un ordine di mammiferi acquatici e di una famiglia di anfibi: Sirenia (Sirenii) e Sirenidae.

Ordine Sirenia

Parliamo qui delle due famiglie che compongono l’ordine: i Dugonghidae e i Trichechidae

 

Il Dugongo si distingue dal lamantino, con il quale condivide il soprannome di “mucca di mare”, per la coda che è biforcuta come quella dei delfini e delle balene. Lungo 3 metri e con un peso di circa 500 kg (ha uno strato di grasso che lo protegge dal freddo), il muso assomiglia a quello di una docile mucca. Si muove a gruppi di tre o quattro individui sui fondali grazie alle pinne anteriori con cui “cammina” brucando le piante acquatiche, le pinne vengono anche utilizzate per gestire il cibo e per “abbracciare” i cuccioli durante gli spostamenti. Essendo un mammifero ha bisogno di respirare e come i delfini non fissa l’ossigeno nell’emoglobina del sangue, bensì nella mioglobina dei muscoli cosa che permette al dugongo apnee lunghe e in sicurezza (questo meccanismo previene le embolie da risalita https://it.wikipedia.org/wiki/Embolia_gassosa_arteriosa).

Una volta esistevano varie specie di dugongo mentre oggi ne sopravvive solo una (Dugong dugon) tra l’altro a rischio di estinzione e lo si trova solo nell’Oceano Indiano, nel Pacifico occidentale, in Australia, Indonesia, Thailandia, Sri Lanka, Mar Rosso, Cina.

 

https://www.youtube.com/watch?v=GyGXp94WPtA

 

Il genere Trichechus ci porta erroneamente a pensare ai trichechi (Odobenus rosmarus) invece parliamo dei Lamantini o Manati. I Trichechidi oltre ad avere la coda a paletta a differenza di quella biforcuta dei dugonghi, hanno altre caratteristiche che li rendono unici: mancano della terza vertebra cervicale, le narici sono in posizione avanzata, i denti molari sono continuamente sostituiti. Per il resto assomigliano molto ai dugonghi: anche loro brucano pigramente sul fondo, hanno più o meno la stessa forma e grandezza del corpo e si muovono in piccoli gruppi. Si tratta di una specie protetta che vive nelle zone costiere e paludose in America (Florida), Africa occidentale e Mar dei Caraibi.

https://www.youtube.com/watch?v=_AvjXSEWBXk

 

Famiglia Sirenidae

Sono delle salamandre acquatiche che si trovano solo nel sud degli Stati Uniti e in Messico. Hanno dei corti arti anteriori e mancano di quelli posteriori, per questo vengono definiti anguilliformi, inoltre possiedono le branchie esterne anche nella forma adulta. La bocca, quasi completamente senza denti, è coperta da una guaina cornea che assomiglia ad un becco con il quale si nutrono di vermi, lumache, alghe e gamberi. Alcune specie sono in grado di produrre suoni simili a vocalizzazioni. Infine hanno dei piccoli polmoni funzionanti che intervengono durante i periodi di siccità nei quali le sirene si scavano un riparo nel fango protette da un bozzolo di muco.

https://www.youtube.com/watch?v=wV8bdOH_m5E

Bene, siamo arrivati alla fine del nostro percorso che ci ha portato a scoprire la verità sulle sirene. Comunque, per chi non si fosse arreso alle evidenze scientifiche è ancora possibile sognare… 

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